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PTМеншу
Percussioni/Tapes
[Monologo]

Sintesi

Monologo per un ballerino, strumenti a percussione, voci registrate e nastri digitali

"PT Menshu" è un monologo elettroacustico distopico che intreccia una storia di vita vissuta al dibattito sociale che vede scontrarsi un'opera brutalista all'ennesimo processo di americanizzazione, mettendo in luce pensieri e criticità inerenti la nostra attualità. Il testo da cui si sviluppa la performance racconta attraverso una voce pre-registrata il percorso di un giovane nei meandri della Bulgaria brutalista. Attorno alle parole ruotano le composizioni musicali, scritte per strumenti a percussione e tape digitali. Nel flusso del racconto si intersecano momenti ora di cronaca ora di vita privata, o ancora momenti di “brutale realtà”. “Menshu” appartiene a un progetto artistico ben più ampio, chiamato "Prohibited Tapes”: PT si propone di esplorare le potenzialità estetiche e artistiche del rapporto tra uomo e macchina attraverso una serie di performance in cui musicisti dal vivo interagiscono con un elemento sonoro pre-registrato. A differenza del live-electronic, in cui i suoni elettronici si generano in diretta sulla base delle azioni dell’interprete, in Prohibited Tapes il rapporto dialogico tra interpreti ed elettronica si trasforma in una simulazione resa possibile dall’abilità dell’esecutore nel trovare piena libertà di espressione nel limite tecnico posto dalla macchina: “limitation is the mother of invention”.

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Programma:

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"Intro" by Marco Sebastianelli (2026) 

03’ TRIANGLE

 

“Temazcal” by Javier Alvarez (2001)

08’ MARACAS 

 

“INSTAble” by Gianmarco Petrucci (2025) 

06’ SNARE DRUM

 

“A Cool Gadget” by Casey Cangelosi (2018) 

05’ TAMBOURINE 

 

“The big audition” by Casey Cangelosi (2015)

09’ CYMBALS

 

“Wéri” by Gabriele Petrucci (2026)

05’ CASTANETS

 

“Alog” Gianmarco Petrucci (2025)

10’ SNARE DRUM

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Durata ca. 1 ora

Libretto

Soggetto:
Gianmarco Petrucci


Testi: 
Michele Fontana

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J- My granddaughter is in the Netherlands.

E- Aa, how is she feeling there?

J- Pf, how should i know? 

  *laughter*

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Prima d’allora non avevo mai pensato che non sapere una parola di bulgaro potesse essermi d’intralcio. Avevo imparato le lettere, “tecnicamente” ero in grado di leggere, solo non avevo idea di cosa stessi leggendo. Una capacità del genere nel medioevo sarebbe già stata una cosa importante, poi lo standard si è alzato… oggigiorno non basta più saper leggere, bisogna capire i significati, interpretare… la lettura è diventata un’arte ermeneutica: tutti si aspettano di tutto, e più di ogni altra cosa si aspettano che tu stia al passo; “Il miracolo dell’alta velocità”… sessioni di studio sempre più lunghe, scadenze sempre più stringenti, audizioni in cui ti chiedono di tutto… 

Si raggiunge di tanto in tanto un qualche traguardo, io avevo appena vinto un’audizione abbastanza importante, e ora viaggiavo ad alta velocità, senza sapere una parola di bulgaro. L’hostess mi aveva appena spiegato qualcosa di profondamente utile alla mia sopravvivenza e io non avevo capito nulla.

 

E- How are you?

J- so so, for this age i am very well

E- and you look it, feisty 

J- it's like i'm 50 

*laughter*

I dont feel 80 years old, i dont know why that is 

E- well, because you are on the go, you never stop 

J- about the stopping - its true - there is no stopping 

 *laughter*

 

La prima cosa che noti a Ruse sono i giganti. Certi palazzi credo avessero cinquanta piani, il cielo ne era invaso. La miglior scuola Vchutein estesa per capillarità all’intero tessuto architettonico-sociale di una città. Di fronte a tutto quel cemento, agli angoli retti, l’unica cosa che mi veniva in mente era l’annosa domanda sull’urgenza: quale genere di urgenza può spingere una persona a fare tutto questo? Ogni finestra, marciapiede, lampione, tradiva un’urgenza titanica che non riuscivo a visualizzare: quanto sudore nascondono i monumenti di Ruse? Da quale carburante attingeva questo sforzo sovrumano? Iniziavo a pensare che alla base di tutto non ci fosse più il solito miracolo dell’alta velocità, piuttosto qualcosa di atavico, di più subliminale… iniziavo a pensare che alla base di tutto ci fossero i giganti...

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I- tell me, are there any dramas?

E- Ha! My whole life is drama!

 

La silicon valley ci ha regalato un mondo senza pace, io ogni giorno finivo di lavorare e mi ci tuffavo. Accendevo il cellulare e venivo inondato da forme meravigliose, un mondo giocattolo. Schiere di social-musicians molto più giovani di me che fanno gli endorsers per le più ricche corporation dell’ordine mondiale; vanno in vacanza sui deltaplani, suonano in cima alle piramidi... Chiudendo gli occhi riesco a visualizzare tutte le loro avventure. Un giorno sono a Sydney e il giorno dopo ai Caraibi, sui social nessuno di loro dorme, sono tutti ad occhi spalancati, senza un briciolo di vergogna, senza un briciolo di occhiaie. Ecco, forse sono le occhiaie il grande bug dei social media, forse tutti questi social-musicians hanno proprio un gene che nasconde le occhiaie, forse questo gene è stato ricreato proprio dalle stesse corporations della silicon valley a cui fanno endorsement... 

Poi la notte crea il giorno e si torna a lavorare… mi appunto che domani prendo il cellulare e lo faccio saltare in aria. È un mondo senza pace.

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R- because do you know what a friend said? - you low class, poor people are like the stepping stones of the carpenter - because, he says , we are the big deal, but without you we cannot make it.

I- well now these are some pretty stupid sentiments, to be honest

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Ho molti amici che in effetti non sanno che cos’è il tuning. Nel senso che in realtà sanno cos’è ma non conoscono la parola, il tuning è quando per esempio modifichi una macchina per farla andare più veloce, per farle fare più chiasso. Una cosa un po’ da ragazzini, o un po’ da cinquantenni motorizzati... È quel genere di cose che quando qualcuno te lo spiega poi ti senti stupido ad averglielo chiesto, ti senti un po’ un bambino.

È una questione di decibel, di potenza: chi trucca un motore è uno che insegue un sogno di grandezza, di potere. L’ho sempre vista come una cosa molto americana, come i fast food e i prom di fine anno… gente che vive in un monolocale di merda e risparmia ogni giorno per comprarsi la mustang. Ne siamo circondati; la mustang la vedi, l’appartamento no, l’appartamento appartiene al dominio dell’invisibilità, la mustang invece è pura volontà di potenza. L’America ci ha insegnato l’amore per il potere, la grandiosità. Gli americani ci hanno infuso l’amore per i giganti. 

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J- Even if she is crying, there is nobody to cry to

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J- There is just no work for young people here…

E- Yes, that is very sad

J- Otherwise it's nice - fresh air, silence, spacious…

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La strada per il successo di un giovane musicista è lastricata di audizioni. Ho trascorso non so quante ore della mia vita a parlare di audizioni con gente a caso a cui non gliene importava niente, gli amici, il barbiere, il taxista... Chiedo scusa a tutti, davvero non lo meritavano. Nei corridoi dei conservatori non si parlava d’altro, o nei bar, o nei ristoranti, ovunque. Mi ha perseguitato. Ora non ho più nessuna voglia di parlare di queste cose, mi deprimono. Se penso a quante altre cose avrei potuto raccontare, di quanti altri argomenti avremmo potuto discutere… quanto saremmo rimasti persone più interessanti, più belle? Invece la nostra bellezza inaridiva, asfissiata da un argomento di conversazione troppo ridicolo, troppo patetico per ramificare. In effetti non saprei di cos’altro avremmo potuto parlare, forse eravamo semplicemente persone noiose. A volte deprimersi l’un l’altro tra persone noiose è un atto di gentilezza.

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J- You are young now, life is in front of you.

E- yeah, we are here and there

J- you gotta eat, drink and fool around

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La mia esperienza bulgara in teatro si costruiva strato su strato, c’era lo strato dei veterani, delle nuove leve, degli europei, degli stranieri, i tecnici... I veterani sono da ammirare, dio sa cosa hanno passato durante la loro formazione giovanile, un’educazione militare. Il sistema educativo all’epoca doveva essere poco gentile, piuttosto siberiano. Le nuove leve rimescolano costantemente le carte, si cercava di fare collettivo, di creare resistenza. È una città piccola, non c’è abbastanza spazio per farsi una seconda vita, tutto è comunitario. Se il tipo accanto a te al ristorante ha un piatto più buono del tuo, lui ti dà tutto il piatto e se ne prende un altro; questo a noi da piccoli non lo insegnavano. Non credo che troverò più un posto simile, lì si era tutti sulla stessa barca, l’unica cosa da fare era aiutarsi a vicenda… fare arte. La micro società provinciale ci motivava a fare arte, fomentava una rivolta gentile contro il modello di carriera americanizzato, volto all’aumento di stipendio, agli endorsement, alle sponsorizzazioni social… Non si cercava più di far saltare in aria i giganti, gli ridevamo in faccia.

 

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  • A quel punto mi è venuto un pensiero in testa, ho pensato a una cosa... sai a cosa ho pensato? Ti prego, chiedimi a cosa ho pensato…

  • A cosa hai pensato?

  • Ora vado a Šumen a scattarmi una foto sul monumento di Šumen! È una cosa molto stupida… ma in quel momento mi è sembrata romantica, quasi un atto di resistenza... È stupido… pensi che sia stupido?

  • Penso sia da stupidi…

  • Ma riesci a capire? Riesci a capire come fa a trasformarsi in un atto di resistenza?? È una trasformazione sottile… ora non riesco più a spiegartelo, non riesco più a capirlo nemmeno io… ma in quel momento aveva così senso! Dovevi esserci, l’avresti pensato anche tu, era evidente! Andare a Šumen e farsi una foto sul monumento di Šumen, come fanno i bambini...

  • E poi cosa ci avresti fatto?

  • No, no, questa è una domanda sbagliata, stai fraintendendo tutto! Ora è tutto banale... ora che hai fatto questa domanda sembra una cosa da stupidi... perché hai fatto questa domanda?? Ora non ha più senso nemmeno farsi una foto a Šumen. 

  • Ho solo fatto una domanda…

  • La tua domanda ha distrutto il significato di quel gesto. Che brutta domanda che mi hai fatto... Goditi il tuo parcheggio.

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